Mutevoli emozioni di Raffaello Paiella. Roma, settembre 2010.
Gli artisti non dovrebbero mai parlare della loro arte ma attraverso la loro arte; Laura Martufi è però pittrice culturalmente preparata ad affrontare gli aspetti teorici della sua opera e capace di indagarne in profondità le relazioni con la filosofia e la psicoanalisi.
Per chi intenda illustrarla criticamente tutto diventa pertanto più difficile, per cui è stato necessario ascoltarla! Laura dichiara di avvertire quella che Louis Aragon chiama “vertigine del moderno” e di dare a ciò risposta con la creazione di “territori mentali”, poi confessa una sorta di “pentimento” nell’essersi raccontata, convenendo sul fatto che si debba parlare in primis con le opere, e le sue hanno di che dire. La pittura è forma ed evoluzione della forma, percorso, sintesi, e (infine) contenuto. Indubbi sono i riferimenti al surrealismo nell’arte della Martufi. Nelle opere del 2008 prevale una sorta di surrealismo romantico, come ci testimoniano i titoli risveglio, l’incontro, soave promanare, ardore nascente, dove coppie di amanti fluttuano su fondali scuri tenendosi a volte a distanza per la presenza di un’enorme rosa sulla quale adagiarsi infine ricongiunti.
In alcune opere realizzate nel 2009 illusion, euphoria, sound, lo spazio si dilata, le figure umane si rimpiccioliscono, se ne moltiplicano però i contorni, gli occhi vagano lontani dai volti, in alcuni casi si tramutano in pesci.
Il disordine cosmico prende lentamente il sopravvento. La rappresentazione pittorica si frammenta, si complessifica; saremmo tentati di chiederne ragione all’artista contraddicendo il nostro assunto iniziale, ma ci limitiamo a naufragare in questo magmatico universo di colori. Tra il 2009 ed il 2010 un ritorno alla quiete con cinque belle opere nelle quali il cosmo, pur nella sua complessità, si rasserena! Anche i titoli emotive line numerati progressivamente I,II,III,IV,V ci testimoniano un periodo di maggior rigore e sereno stupore dell’artista. Ritagli di colore rossi, gialli, verdi, a rappresentare figure geometriche ancora organiche, rossi caudati, forse memorie dei pesci o pesci “in nuce” essi stessi; spirali dorate ( ultimi residui di DNA umano?), spruzzi preziosi, ci introducono in un mondo fantastico, lontano dalle inquietudini surrealiste, nel quale lasciarsi andare senza temere improbabili incontri umani. Ancora una volta la chiave di interpretazione psicoanalitica da parte dell’artista sarebbe uno strumento fondamentale per comprendere l’evoluzione, ma ci limitiamo ad ammirarne i risultati e considerare come la sua opera si sia fin qui dimostrata, pur in tempi brevi, vitale e ricca di imprevedibili mutazioni.
Dopo la fase di emotive line, ritornano infatti, negli ultimi lavori del 2010 (sospensione del giudizio) i suoi spazi disseminati di occhi, ora ben radicati, di disgiunzioni e parziali visioni del corpo umano, appartenenti al sogno ed alla dimensione dell’inconscio.
Opere che forse raccontano di una dolenza esistenziale coesistente con una ironia che rende possibile la dissacrazione, tentazione sotterranea ma non taciuta, del suo fare.
Roberto Fabiani
L'opera pittorica di Laura Martufi, con le sue nuove iconografie metafisiche e surrealiste, si inserisce a pieno titolo nel campo delle arti figurative attuali. L'analisi che l'artista effettua, scaturisce da una forte ricerca interiore, pervenendo ad una pittura che conserva la coscienza del suo io e delle sue memorie estetiche. Il passato ha offerto allo sguardo sognante dell'artista sconfinamenti ambigui in quanto l'arte ha anche sfondi onirici, e la sua opera è uno specchio ideale che rivela immagini imperscrutabili e fluttuanti in un mondo irreale. Nelle sue opere prevale la figurazione, raramente l'astrazione o per meglio dire vi è una sua astrazione, scaturita dalle componenti slegate o senza relazioni dirette dei suoi soggetti. Martufi è un'artista che sogna, ma irremovibile nell'affermare che la sua pittura derivi dalla modernità neometafisica e neosurrealista. Attraverso la sua meticolosa tecnica genera una visione pittorica che ha i suoi contenuti quasi sempre nella figura, nella natura, e negli oggetti personificati, dove i colori vagano instabili nella superficie. Prevale come ho già detto la figurazione, ma a volte anche l'astrazione ha un ruolo decisivo nell'orientare la spazialità congiunta delle immagini. La pittura della Martufi ricorda quella di Renè Magritte, per le tematiche ed i contenuti stilistici, infatti si denota nelle sue opere l'influenza dell'artista belga, oltre a quella di De Chirico con la spazialità metafisica. La Martufi ricorre spesso all'associazione imprevedibile di elementi senza rapporto logico tra loro, per produrre atmosfere di straniamento e mistero. Nelle sue opere immette una quantità di immagini d'uso e di cose familiari che, colte con una ottica realistica e dipinte con semplicità vengono accostate o trasformate per stravolgere l'idea che si possedeva di esse. Vuole rivelare una nuova esistenza del reale, facendo cadere la barriera tra interno ed esterno, tra contenitore e contenuto, mutando il rapporto tra l'oggetto ed il nome che lo designa, alterando i rapporti di scala e così stravolgendo le prospettive spaziali e i rispettivi stati di illuminazione. Tutto questo per stimolare un processo di revisione della nostra idea del mondo. A lei quindi va un plauso per la determinazione ed il coraggio nel trattare tematiche spesso non condivise, e un augurio di mantenere intatta la volontà di ricerca al raggiungimento di sempre maggiori traguardi.
Bruno Vitiello
La pittura di Laura Martufi nasce sempre da un’idea, ovvero da un pensiero inteso come progetto di ciò che si vuol rappresentare e quindi comunicare. Nella sua arte il significante del disegno, del colore, delle luci e delle ombre rimanda sempre, necessariamente, ad un preciso significato. Significato inteso naturalmente non in senso univoco e meccanico, quasi che ad un determinato stimolo visivo debba per forza corrispondere un ben preciso concetto, bensì un significato più profondo, al quale l’osservatore collabora con la sua soggettività, ma che non per questo è meno circoscritto, meno rigoroso. Anzi, la capacità di cambiare e di modificarsi a volte radicalmente, a seconda di chi li interpreta, rende i significati celati nei dipinti della Martufi molto vicini all’universalità, cioè alla capacità di parlare un linguaggio diverso, eppure strettamente intimo e personale, alla sensibilità di ciascuno che guarda. La pittura di Laura Martufi nasce sempre da un’idea, ovvero da un pensiero inteso come progetto di ciò che si vuol rappresentare e quindi comunicare. Nella sua arte il significante del disegno, del colore, delle luci e delle ombre rimanda sempre, necessariamente, ad un preciso significato. Significato inteso naturalmente non in senso univoco e meccanico, quasi che ad un determinato stimolo visivo debba per forza corrispondere un ben preciso concetto, bensì un significato più profondo, al quale l’osservatore collabora con la sua soggettività, ma che non per questo è meno circoscritto, meno rigoroso. Anzi, la capacità di cambiare e di modificarsi a volte radicalmente, a seconda di chi li interpreta, rende i signi ficati celati nei dipinti della Martufi molto vicini all’universalità, cioè alla capacità di parlare un linguaggio diverso, eppure strettamente intimo e personale, alla sensibilità di ciascuno che guarda. a volte provocatorio, confronto con una realtà altra rispetto al vissuto quotidiano, ma si spinge perfino nelle pieghe e nei vuoti che quel quotidiano rivela all’occhio sapiente, appunto in quanto libero e disincantato, della poetessa-pittrice o della pittrice-poetessa, poiché nella Martufi queste due nature, intese come due modi di sentire diversi eppure comple-mentari, s’intersecano in maniera indissolubile.
Azzurra Piattella
Un esplicito interesse per le espressioni più celebri del surrealismo magrittiano affianca, nella pittura di Laura Martufi, una personale ricerca di valenze e allusioni tradotte, nella complessità dell’immagine, con partecipata commistione del quotidiano e del fantastico e con una voluta comunione di pensiero individuale e paradigma universale. Questa produzione artistica - "travestimento in forma sensibile di emozioni e stati d'animo" (L. Martufi) - scaturisce da un’accurata analisi dell'evoluzione antropologica, della realtà sociale, degli elementi naturali sovente umanizzati nel contesto di una raffinata valutazione simbolico-filosofica. Nella concezione armonica del tessuto compositivo, le opere della Martufi tendono talvolta a un’equilibrata riconciliazione di opposti che si condensano nella dimensione celeste e in quella terrena, nella vita e nella morte, nel bene e nel male. Verdi ramificazioni e delicate infiorescenze avvolgono figure femminili dallo sguardo orientato ben oltre lo spazio della rappresentazione a suggerire un’idea di rigenerazione, di rinascita o di futura redenzione. In qualche recente lavoro dell’autrice, la presenza di strumenti musicali tende a indicare come la virtù intellettuale possa divenire requisito indispensabile per appagare il desiderio di perfezione morale.